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mercoledì 19 febbraio 2014

Un sabato di febbraio in riva all'Adige a Vilpiano (BZ)


Sono passati alcuni giorni da quando siamo tornati a casa da un bel weekend "semi-lungo" nei pressi di Merano e ancora facciamo fatica a crederci. Siamo andati a pesca sull'Adige e abbiamo preso tre pesci. E' qualcosa di incredibile per dei pescadoret della domenica, considerando che eravamo all'esordio nella pesca alla trota in acque correnti.
Ma andiamo per ordine. Era da diverso tempo che covavamo l'idea di andarcene fuori dai piedi un weekend per cercare un po' di relax lontano dalle solite cose. Ci siamo rivolti al nostro affittacamere di fiducia Horst a Vilpiano (BZ) che ci ha dato disponibilità per il weekend del 14/15/16 febbraio. A cose fatte ci siamo resi conto che il weekend era quello di San Valentino. Entrambi eravamo d'accordo sul fatto che sarebbe stato un ottimo modo di festeggiarlo. Il venerdì nel primo pomeriggio eravamo in strada, con la macchina carica al limite dell'esplosione. Le previsioni meteo davano di buono il sabato, mentre per domenica e lunedì tanto grigiore e pioggia. Viste le premesse ci siamo attrezzati di conseguenza. Abbiamo preso su l'attrezzatura da sci nel caso il tempo avesse deciso di graziarci con il sole e la roba da tennis e l'abbigliamento da piscina per andare alle terme nel caso il maltempo si fosse confermato. Ovviamente anche le canne da pesca e tutto il necessario facevano parte del nostro ricco e ingombrante corredo. Guardando un video di pesca su Star Fishing TV infatti, mi ero reso conto che l'Adige nella zona tra Merano e Bolzano (e non solo quello) apriva alla pesca già la prima domenica di febbraio, quando qui da noi apre un mese più tardi. Così ci siamo fatti ingolosire e con l'incoscienza dei pescadoret inesperti abbiamo deciso di affrontare la nostra prima uscita in acque salmonicole già a febbraio, su un fiume importante come l'Adige. Una bella e difficile sfida...
Arrivati a Merano abbiamo messo in pratica le informazioni raccolte navigando da casa per essere pronti a pescare e ci siamo recati al negozio di caccia e pesca Jawag a Marlengo. Un negozio da sangue di naso da quanta bella roba ci strizzava l'occhio dalle pareti. Ci siamo fatti dare due dritte e abbiamo comprato un paio di cucchiaini e una scatola di vermi di terra. Poi, dopo un po' di rifornimento in una macelleria strepitosa in centro a Merano, ci siamo diretti al bar Madison, punto vendita dei permessi di pesca per il tratto di Adige da noi prescelto. Abbiamo cenato con una succulenta bisteccona a testa e siamo andati a dormire nel nostro bell'appartamento fornito di tutto. La notte è stata un po' tormentata dalla bassezza dei cuscini. Purtroppo è nostra abitudine dormire con cuscini alti e adattarsi non è facile.
Al mattino ci siamo alzati con calma verso le 8 e qualcosa e fuori dalla finestra c'era un bel sole. Ricordo di aver sognato di prendere una trota fario di 41 centimetri. Magari il sogno si fosse avverato! La superficie della piscina in giardino era gelata, segno di temperatura notturna inferiore allo zero. Siamo andati al supermercato, abbiamo fatto colazione al bar all'interno e siamo entrati a prendere due panini, un po' di affettato e un paio di altre cose. Di ritorno ci siamo fermati sulla sponda dell'Adige presso il ponte di Vilpiano a tre minuti di macchina dall'appartamento.
La nostra idea era di pescare a spinning, proprio come nel video su Star Fishing TV. Scendiamo la sponda, l'acqua sembra bella pulita e la riva scende dolcemente. Armiamo la canna della Sbriffa che monta un cucchiaino e parte a pescare. Subito capiamo che le correnti dell'Adige in questo punto sono fortissime in confronto a quelle che abbiamo affrontato finora e addirittura corrono più veloci di quanto potevamo immaginare. La cannetta Fenwick si dimostra troppo flessibile in punta per quest'acqua e siamo costretti a ripiegare sulla DAM Devil Stick che invece pare essere sufficientemente rigida. Io preparo la mia DAM da 2.40 che è da spinning pesante e non teme la forza di queste acque.
Al secondo lancio perdo già un Martin, piantandolo su un ramo sommerso a pochi metri dalla riva. Eravamo stati avvertiti sulla presenza di diversi rami sul fondale, quindi il perdere roba sul fondo non è una sorpresa, ma da fastidio lo stesso.
I lanci si susseguono, ma senza esito. Abbiamo diversi incagli, qualcuno si risolve e qualche altro ci costringe a rompere il filo, ma qui il gioco è difficile e ne eravamo consapevoli già da casa davanti al computer. Dopo un'oretta abbondante il braccio dolente della Sbriffa richiede una pausa dallo spinning. Tiriamo quindi fuori la mia canna Alcedo che normalmente uso col pasturatore e la prepariamo per pescare a fondo col temolino montando il cimino più rigido. Usiamo la stessa montatura da feeder, con il temolino montato alla girella scorrevole su un'asola del multiloop ed un finale di un metro e mezzo scarso con un bell'amo grosso e brunito.  Infilo con cura sull'amo un verme cicciottello e vivace e la Sbriffa lancia. Non siamo per niente esperti in materia e non sappiamo bene come gestire questo tipo di pesca. Consiglio alla Sbriffa di provare a tendere il filo vicino al mulinello con la mano sinistra per interpretare i movimenti del finale sul fondo. La mia indicazione non è per niente scientifica, sono solo reminiscenze di quando da bocia pescavo a fondo sulle briglie del torrente dietro casa. Lo sguardo di risposta della Sbriffa alla mia dritta si può riassumere in un grande punto interrogativo. Mi offro di prendere la canna in mano e farle vedere nel pratico la mia teoria. Afferro la canna, tendo il filo con la mano e dall'altra parte il segnale che arriva è inequivocabile: c'è un pesce attaccato! Lo comunico alla Sbriffa, che corre a prendere il guadino, mentre io cerco di tirarlo a riva con calma. Non sembra un pescione, ma la forza della corrente gli da una grossa mano ad opporsi al recupero. Verso la riva la corrente è più blanda e il pesce è più stanco, così finisce nel guadino senza grossi patemi d'animo. E' una trota iridea che misura 32 centimetri.


Ci guardiamo increduli. Abbiamo preso una trota e siamo già soddisfatti. Le cose stanno andando decisamente al di sopra di ogni nostra aspettativa. Il cappotto era qualcosa che alla vigilia era più che probabile e invece questa trotella ne cancella lo spettro. Ora la strada è tutta in discesa. Ci siamo fatti due risate pensando che avevamo preso la trota "in coabitazione", suddividendoci i compiti di lancio e recupero. L'ora ed il momento di gioia erano propizi per una sosta panino. Al nostro umile banchetto si è aggiunta una gradita ospite:


 La Germanetta in realtà era in zona già da quando avevamo sceso le sponde qualche ora prima. Si è mangiata un bel po' di pezzetti di pane, prima quelli che lanciavamo per terra a qualche metro di distanza, per poi farsi intraprendente e venire a prenderseli direttamente dalle nostre mani. Nel frattempo una famiglia di cinesi aveva sceso la sponda armata di corte cannette e sia il padre che il figlio di una decina d'anni scarsi lanciavano qualcosa che non riuscivamo a distinguere. La Sbriffa li osservava incuriosita.


Le prime ore dopo la "pausa pranzo" non sono state produttive. Abbiamo perso diversa roba sul fondo del fiume e addirittura sono riuscito a incagliare su un altro spezzone di filo nell'acqua, perdendo ancora un altro cucchiaino. Stavamo già meditando di cambiare zona e andarci a piazzare più a monte, sul prato oltre il ponte. Appena la famiglia cinese ha levato le ancore abbiamo colto la palla al balzo e prese le nostre cose e ci siamo rapidamente spostati. Pur essendo a poche decine di metri dal punto precedente, la corrente sembrava abbastanza diversa. Verso la nostra riva c'era acqua non troppo profonda e abbastanza lenta, il centro del fiume sembrava meno irregolare, mentre la forza dell'acqua era massima in prossimità della sponda opposta. Dopo un po' di lanci ho deciso di convertirmi dallo spinning alla pesca a fondo col temolino anch'io, così mi sono preparato la montatura da pesca a feeder, uguale identica a quella che aveva avuto successo in tarda mattinata. Passata qualche decina di minuti ci siamo spostati ancora pochi metri più a monte, nella zona lasciata libera da un pescatore a mosca che nel frattempo era arrivato e si era poi spostato più giù verso il ponte. Ho individuato una zona a centro fiume in cui l'acqua era relativamente più ferma ed ho cercato di lanciare qualche metro più su, per far scarrocciare il terminale  dove volevo. Qualche lancio più tardi arriva improvvisa l'abboccata ed il pesce è in canna. Rendo partecipe la Sbriffa dell'accaduto e in pochi secondi è già pronta col guadino in mano. Nonostante la mia DAM sia un bel palo il pesce si sente, e si sta dando da fare per fuggire, ma come ultimamente mi succede sono tranquillo e non mi metto fretta. Il fatto che il fondo dal lato dove siamo non sia accidentato e non abbia una corrente impetuosa giocano a mio favore. Il pesce arriva in zona guadino e vedendo il colore argentato lo battezzo come un'altra iridea, ma la Sbriffa la pensa diversamente... ed ha ragione lei!
Si tratta invece di un temolo e nemmeno tanto piccolo! Avrei pensato di pescare tutto meno che un temolo. Pensavo più probabile la cattura di un salmerino o una marmorata. Non avevamo mai visto un temolo dal vivo prima di allora. Per vederlo abbiamo dovuto pescarcelo. Al metro fa poco meno di 40 centimetri. Il momento merita di essere immortalato.


La nostra giornata di pesca dopo questa cattura è ancora più incredibile. Siamo euforici, davvero non osavamo sperare in tanto. E non è ancora così tardi da dover smettere di pescare. La luce è scesa e fa più freddo, ma si può stare anche senza giacca. A dire il vero noi siamo costretti a stare senza giacca, perché le abbiamo dimenticate in appartamento quando siamo usciti di casa per andare al supermercato. Forse per la troppa foga di pescare... Se si abbassasse ancora la temperatura la nostra dimenticanza sarebbe fatale e dovremmo mettere giù le canne per evitare di prendere la morte. Sarà passato un quarto d'ora dalla foto ricordo col temolo quando la Sbriffa mi chiama e dalla punta della canna che sussulta capisco che è il mio turno di prendere in mano il guadino. La frizione del mulinello cede filo, ma meglio così piuttosto di rischiare di spaccare lo 0.16 del finale. Un po' alla volta il pesce arriva sempre più vicino e si adagia sul fondo del guadino. E tre!!! E' un'altra trota, praticamente della stessa misura della prima. Pensiamo siano quelle appena seminate o magari seminate l'autunno scorso prima della chiusura della pesca... ma in fondo a noi che cosa ce ne importa se sono seminate o no? L'importante è l'emozione della cattura ed essere contenti... o no?



... ed in una giornata così come possiamo non essere contenti? Abbiamo fatto qualcosa di insperato e abbiamo passato una bella giornata di sole lungo il fiume Adige. Poco male se pochi minuti dopo un venticello freddo ci fa alzare bandiera bianca e riparare in appartamento. Per rimanere con un tema di attualità in questi giorni per noi è andata come prendere una medaglia insperata alle olimpiadi!



lunedì 10 febbraio 2014

Acqua alta...

Domenica 10 febbraio: il grigio e la pioggia sono tornati e si sono portati via la lontana speranza di riuscire a bissare l'uscita del sabato pomeriggio. Che fare? In attesa che passi il mese scarso che ci separa dall'apertura della pesca in zona A abbiamo deciso di fare un sopralluogo in un paio di posti dove vorremmo provare a pescare qualche trota. Per noi pescadoret la pesca in zona A sarà una novità assoluta e quindi è meglio fare una gita esplorativa, quantomeno per avere un'idea di quello che ci può attendere. Per cominciare siamo saliti al lago Morto, nei pressi del Fadalto. Oltre al tempo grigio, abbiamo trovato 6° e una leggera pioggerellina. Al lago Morto c'ero stato una volta sola e un pacco d'anni prima, così tanti da non ricordarmi niente.



Il livello dell'acqua da quello che ho visto mi è sembrato più alto di almeno un paio di metri, tenendo come riferimento gli alberi in acqua e i vari manufatti in cemento sommersi. L'acqua deve aver raggiunto comunque livelli ben più alti, come si può vedere dalle scie di detriti presenti sul prato. L'impressione è stata comunque buona, non ci aspettavamo di vedere l'acqua così limpida. L'unico dubbio sorge pensando ai weekend dei mesi caldi, in cui le rive si popoleranno di persone.
Siamo poi scesi al lago di Negrisiola. Anche qui l'impressione che ci è rimasta è stata buona e speriamo si confermerà nel momento in cui ci andremo a pescare.
Visitati questi due posti che ci tenevamo a vedere ci siamo guardati e abbiamo deciso di non puntare verso casa, ma di andare a fare un giro a Revine, per vedere quanto alta potesse essere l'acqua.




Le foto si commentano da sole, i pontili e le panchine sono sommerse dall'acqua, che a spanne sarà un paio di metri più alta del normale! Peccato che non avevamo con noi gli attrezzi, perché un paio di lanci li avremmo fatti volentieri...

Fango, fango, quanto fango!

In queste ultime settimane non ha fatto altro che piovere, tanto e di continuo. I risultati si sono visti, sottoforma di allagamenti e disastri pesanti, che tv e giornali hanno documentato. Le canne e l'attrezzatura sono rimaste appoggiate in furgone in attesa che il tempo desse un momentino di tregua e l'acqua dei fiumi e canali scendesse a livelli pescabili.
Sabato 8 febbraio le previsioni erano discrete e noi pescadoret siamo rimasti in dubbio se andare alla fiera di Vicenza a sbavare di fronte agli stand pieni di attrezzatura canne e quant'altro oppure avventurarci a gettare i nostri ami da qualche parte, col rischio di trovare condizioni impescabili. Alla fine abbiamo optato per correre questo rischio e ci siamo diretti al canale Grassaga. Era un mese che mancavamo da questo spot e quell'ultima uscita era stata anche generosa. Una volta arrivati sul posto già da lontano si vedeva che le rive del canale non erano in condizioni ottimali, anche se il livello dell'acqua non era alto. Per raggiungere la riva occorrono due tre minuti a piedi e avvicinandoci abbiamo subito capito che da vicino era molto peggio di quello che sembrava da distante. Quanto fango! Dieci centimetri di palta collosa coprivano il prato, da cui ogni tanto spuntava un ciuffo d'erba un po' più alto degli altri. Ben presto gli stivali hanno iniziato a pesare a causa della melma attaccata ed era necessario fare attenzione a non scivolare. Perfino appoggiare la roba per terra diventava un grosso problema e abbiamo dovuto andare in cerca di una zona leggermente più sopraelevata dove i ciuffi d'erba erano a pari merito col fango. Abbiamo allestito le canne e via con la pesca. Oltre alla melma onnipresente c'era anche da far i conti con un bel vento fastidioso, più per la nostra faccia che per la pesca in sé.
Qualcosa abbiamo anche combinato in termini di catture. In tre ore abbiamo fatto otto pesci tra carassi, breme e triotti. La prima cattura, che superava i 30 cm è stata anche la più grossa. Poi da lì in avanti le misure dei pesci sono andate sempre più a calare.




La cattura più "particolare" è stata quella di un povero carassio che si dev'esser preso una morsicata da qualche predatore e che oltre a quella s'è beccato anche il nostro amo in bocca.



Dalla grandezza della lesione ci siamo chiesti come questo sfortunato pesce potesse essere ancora vivo. In queste acque dovrebbero esserci lucci, sandre e da quello che compare sulla scheda fipsas anche siluri. Chissà chi sarà stato a lasciare il segno...

 

lunedì 27 gennaio 2014

Sul Sile

Dopo un weekend senza buttare un amo in acqua causa maltempo, ho fatto un'uscita infrasettimanale solitaria sul Grassaga, che non ha portato molti frutti. Quattro pescetti, di cui il più grande non era lungo neanche quanto la forbice.
Per fortuna il weekend del 25/26 gennaio il tempo era previsto buono e così abbiamo programmato una uscita sul Sile. Non so perché, ma questo fiume mi ha sempre affascinato. Forse è per il suo aspetto apparentemente placido, ma che nasconde una corrente potente e veloce. Le sue acque profonde sembrano sempre pulite e anche dopo tanta pioggia non si tingono di marrone. In più ospitano tanti tipi di pesce per tutti i gusti. Per noi il Sile è sempre un esame importante e riuscire a non cappottare è già una discreta soddisfazione. Sabato nel primo pomeriggio eravamo in pesca, sulle rive passava qualche persona a passeggio e un centinaio di metri più a valle c'era un altro pescatore. Già dai primi lanci abbiamo intuito che non sarebbe stato facile come in altre acque. Il pasturatore veniva trascinato a valle in un batter d'occhio e teneva il fondo con difficoltà facendo muovere i vettini delle nostre canne.  Per questo dovevamo interpretare i loro movimenti per cercare di distinguere lo spostamento dei pasturatori da eventuali abboccate. La prima ora abbondante non ha portato frutti. Poi, mentre recupero filo per ricaricare il pasturatore e rilanciare mi trovo attaccato un piccolo ciprinide, che non aveva nemmeno la forza per farsi sentire attraverso la canna. Non è una grande soddisfazione ma lo spettro del cappotto è andato!


Ora non rimane che riprovarci e cercare di portare a casa qualche altro pesce prima di sera. Qualche lancio dopo si attacca il fac simile del primo pescetto. Passa una famiglia cinese, lui, lei e due bambini. I bambini parlano ad alta voce e i genitori fanno qualche parola ovviamente incomprensibile seguita da un "SHHHHHHH!" ed i bambini stanno in silenzio.
Io e la Sbriffa ci guardiamo sbalorditi e facciamo il paragone istantaneo con la famiglia di "OTTO CULOR" che abita sopra di noi, che nonostante le ripetute lamentele per il baccano che riescono a fare, sembrano non aver capito che il pavimento sotto i loro piedi non è il suolo di un parco giochi in cui il loro piccolo mostro può scatenarsi a far quello che gli pare. Chissà se non ci arrivano o se non gliene importa un accidenti, ma tant'è... evidentemente siamo arrivati al punto che anche i cinesi ci danno lezioni di buon senso e buona educazione.
I minuti passano e mi piacerebbe sapere se il pescatore giù a valle ha preso qualcosina di più della nostra coppietta di ciprinidi. La verità è che siamo troppo impegnati a legare qualche amo di troppo perso nelle fitte alghe e cercare di prendere qualcos'altro per capirlo. Ad una mangiata ferro e questa volta dalle testate intuisco che ho in canna qualcosa di più grosso dei precedenti. E' una brema che arriva a 35 cm, non male...



Appena qualche lancio dopo rispondo ad un'altra mangiata e sbamm, un altro pesce fugge dall'altra parte. Sembra addirittura più grosso del precedente e la riva umida scoscesa e disseminata di massi viscidi in prossimità dell'acqua mi crea qualche fastidio nel gestire assieme canna e mulinello in sicurezza. Alla fine in qualche modo faccio e salpo un carassiotto della stessa misura della brema.


Io ho di che star contento, ma purtroppo la Sbriffa  non è ancora riuscita a portare a casa niente. La perdita sul fondo del pasturatore della Sbriffa e la sera incombente decreta la fine della nostra giornata in riva al fiume. Ci proponiamo di ritornare sulle rive del Sile armati di feeder più pesanti, per vedere se questo accorgimento potrà migliorare le nostre performances di pescadoret della domenica.

lunedì 20 gennaio 2014

A pesca sul Malgher

Spesso d'estate attraversiamo il paese di Santo Stino di Livenza. I motivi sono due: o ci passiamo per andare verso la Brussa a prendere il sole al mare, oppure per andare a Sette Sorelle dove c'è una pista da motocross in cui posso sfogare quest'altra mia passione. Santo Stino è bagnato da due corsi d'acqua: la Livenza, ed un altro canale, il Malgher. Da quando abbiamo ripreso a pescare circa tre anni fa, ogni volta che si passava per Santo Stino costeggiavamo sempre 'sto canale Malgher e osservando le sue sponde erbose ben curate e accessibili vaneggiavamo sul fatto che sarebbe stato bello, un giorno più o meno lontano e indefinito, andarci a pescare. Spesso sulle rive vedevamo diversi pescatori e se c'erano un motivo doveva pur esserci. Il fatto è che fino all'estate scorsa eravamo dei pescadoret di bassa lega, roba da laghetti di pesca sportiva e poco altro, per cui l'andare in un canale come il Malgher in fondo ci pareva una cosa più grande di noi. Poi dopo un bel lucciotto a luglio e le ferie agostane in Croazia le cose sono un po' cambiate. Al mare pescavamo di mattina, di pomeriggio, di sera e di notte, tirando su un po' di tutto, polipi e calamari inclusi. Dopo tutte quelle catture croate il virus della pesca è deflagrato di brutto in noi, e nell'ultima parte di 2013 e in questo inizio 2014 stiamo pescando tanto, in tanti posti diversi e con buoni risultati considerate le nostre capacità e la scarsa esperienza. E con il tesseramento fipsas 2014 in mano abbiamo la possibilità di calcare le rive di canali come il Grassaga e anche il Malgher. Così domenica 12 gennaio 2014, dopo una passeggiata mattutina per Treviso alle 12:00 siamo a Santo Stino. Pigliamo un po' di roba da mangiare al supermercato, parcheggiamo sulla sponda del canale e calmiamo la fame. Ci facciamo un caffè ed un gratta e vinci (gratta e perdi, in realtà..) al bar dall'altra parte della strada e siamo pronti. Basta cambiarsi di vestiti, inforcare gli stivali e scendere la sponda con canne e tutto il resto. Non è neanche l'una che siamo pronti. L'acqua corre forte, veloce come in nessun altro posto in cui siamo stati, eccetto forse il Sile un paio d'anni fa.
Lanciamo le canne feeder e il cimino delle canne si piega bene e ondeggia per il probabile spostamento del pasturatore, che è troppo leggero (30 gr) e non tiene subito la corrente. Anche lanciandolo di fronte a noi il feeder rotola a valle. Lo intuiamo osservando il filo scendere lungo la corrente e il cimino della canna scuotersi e pompare leggermente fino a trovare un assetto stabile solo dopo diversi secondi. Finchè il pasturatore scarroccia spinto dalla corrente è praticamente impossibile capire se la cima della canna si muove solo per questo motivo o se c'è qualche pesce che mangia in corsa.
Un po' alla volta impariamo a distinguere i movimenti lenti dovuti alla corrente da quelli sussultori, segno di magnaria in atto. La Sbriffa monta un pasturatore da 50 grammi per contrastare meglio la forte corrente, io appesantisco in modo casereccio il mio infilandoci un piombo sonda all'interno. Le mangiatine iniziano a vedersi e speriamo si concretizzino in pesci allamati. Passa poco tempo e la Sbriffa ferra su una bella beccata. Forse a causa della corrente a cui non siamo abituati non è convinta di avere attaccato un pesce, ma alla fine il primo pesce c'è e come abitudine ormai consolidata lo allama lei:


E con una scardolotta scappottiamo anche al Malgher! Quando si va a pescare in un posto che si ritiene difficile e si scappotta, la giornata è già in discesa. E che discesa! La Sbriffa  praticamente ad ogni lancio tira su qualcosa. Anche se sono piccole lasche va bene lo stesso, l'importante per un pescadoret è il divertimento di vedere qualcosa attaccato all'amo. Quando la Sbriffa è arrivata a 5 pesci io sono ancora a zero. Finalmente sento qualcosina in canna. E' una piccola lasca, che per quanto piccola cancella lo zero nella casella delle catture. Arriva anche il primo pesce di una certa taglia, che impegna la Sbriffa fuggendo nervosamente:


E' il primo cavedano per lei e passa i 30 centimetri. E' sicuramente la cattura più divertente della giornata. Per quanto mi riguarda, dopo aver allamato una scardola accantono la canna feeder e provo a fare un po' di spinning, con un esca siliconica montata su una testina piombata. L'obiettivo è il persico reale, la cui presenza in queste acque è certa. Il nostro negoziante di fiducia infatti pesca abitualmente in queste acque e ne cattura diversi, per cui perché non provarci?
Dopo alcuni lanci intuisco che il problema principale sono le alghe. Sono parecchie, soprattutto ai lati del canale e provocano fastidiosi impigli. Considerando la velocità della corrente mi sforzo di recuperare l'esca più lentamente di quello che vorrei fare, facendola sobbalzare sul fondo con movimenti della canna. Dopo innumerevoli tentativi avverto un qualcosa che non sembra un impiglio e dopo qualche secondo ne ho la conferma. Dalla forza che ha non deve essere certo grosso, ma il fatto che ci sia ha un grande significato. Mi sono sempre considerato incapace di usare esche siliconiche con successo, ma pur avendo risultati nulli non mi sono mai arreso. Ora non sono certo diventato bravo tutto in un colpo, ma almeno la mia testardaggine è stata premiata:


Fa 25 centimetri. E' una preda di poco peso effettivo, ma di grande peso morale. Ovviamente tento di raddoppiare, ma dopo diversi lanci senza catture e qualche impiglio di troppo, causato anche dall'abbassamento notevole del livello dell'acqua, riprendo a pescare a feeder. La Sbriffa nel frattempo ha continuato a incrementare il numero dei pesci allamati, tanto da perderne il conto. Anche lei presto si concede una cattura particolare:

 
E' una savetta di buona taglia, una nuova specie per noi pescadoret. Visto lo status di pesce protetto in queste acque, facciamo giusto un paio di foto e lo rimettiamo in acqua senza perdere altro tempo. In un paio d'ore abbiamo già preso cinque specie diverse di pesce, cosa mai successa prima. Un canale in cui temevamo lo spettro di un bel cappotto si sta rivelando una specie di cuccagna, in cui quasi ogni lancio porta un pesce. Certo, diverse catture sono piccole lasche, ma piuttosto di una di quelle giornate in cui non si vede nemmeno una mangiata va benissimo così. L'ultima emozione me la da un cavedanello di 35 centimetri, che non ha nessuna intenzione di farsi tirare a riva, tanto che fuggendo va ad incastrarsi in mezzo alle alghe, facendomi tribolare un po'. I cavedani sono sempre dei bei combattenti ed è sempre bello averne uno in canna. Chissà che sensazioni può dare averne uno di taglia... La Sbriffa lo slama e gli spara una foto ravvicinata.



Con l'abbassamento del livello dell'acqua le catture sono via via meno frequenti e ormai si sta facendo tardi. La fine della nostra pescata la sancisce un muro di nebbia, che in qualche minuto copre tutto. Vista la quarantina di km che ci separa da casa carichiamo tutto e iniziamo un lento viaggio di ritorno, comunque molto soddisfatti della fruttuosa giornata.

lunedì 13 gennaio 2014

I ciprinidi del canale Grassaga

Sabato 11 gennaio, ore 14 e 30 circa. Siamo nuovamente sul canale Grassaga, ma più a monte di dove siamo stati l'ultima volta. Dopo aver tentennato sul da farsi abbiamo deciso di ritornare sullo stesso canale, per vedere se in un altro punto la pescata sarebbe stata comunque fruttuosa. Stavamo quasi per puntare al Sile, ma la mattinata ero in un pesante stato di rintronamento figlio di due sere consecutive a cena fuori e non me la sono sentita di andare a calare le lenze in un'acqua che reputo non facile, nonostante un settembre di paio di anni fa fossimo riusciti a catturare un cavedano e un persico reale a spinning.
Il meteo è una costante di questo finto inverno: grigio e temperature da stare in pile e aver quasi caldo. Buono per pescare. La riva in cui ci mettiamo è fangosissima e si fa fatica a stare in piedi, ma qualche metro più in su c'è un po' d'erba su cui possiamo stare senza aver paura di scivolare e fare il bagno. Il Grassaga è largo anche in questa zona; io decido di lanciare il feeder a centro canale verso valle mentre la Sbriffa lo lancia un po' più frontalmente. La prima mezz'ora non succede praticamente nulla. Qualche timida mangiata senza ulteriore seguito. Iniziamo a pensare che non sarà la pacchia dell'uscita precedente. La Sbriffa recupera, fa il pieno al pasturatore e sbaglia il lancio, che con una breve parabola dritta atterra in prossimità del primo terzo del canale. "Ho sbagliato a tirare" dice. Io preso da un raptus filosofico scaturito non si sa come le rispondo: "i lanci sbagliati sono quelli che non portano pesce, non quelli troppo corti o troppo lunghi o troppo storti". La Sbriffa non pare molto convinta di quello che ho detto, ma passa poco tempo e la sua canna sussulta. Che sia stato profetico? Profetico o no la canna è piegata bene, quindi il pesce c'è! Come al solito è lei a fare la prima cattura, ed è un bel carassio, che si fa tirare a fatica verso il guadino. Sembra il più grosso che abbiamo mai preso e infatti misura 35 centimetri: è un altro nuovo record per la Sbriffa, che supera il vecchio da me detenuto di 6 centimetri!


Memori dell'ultima uscita ci concentriamo entrambi sulla stessa zona di cattura. Lanciamo tra un terzo e la prima metà del canale. Mentre prima potevamo svagarci con qualche lancio a spinning visto che le mangiate erano quasi nulle, ora ci tocca stare all'erta e pronti a reagire alle abboccate. Ecco che arriva anche il mio turno. Una bella ferrata ed il pesce è in canna. La pinnata è notevole, il modo di pompare che ha mi costringe a impegnarmi e ricorda molto la carpa di qualche giorno prima... e infatti è un'altra baffona, che finisce nel guadino manovrato dalla Sbriffa! E stavolta c'è anche la macchina fotografica per fargli due scatti. E' appena più corta dell'altra con i suoi 39 centimetri.



 Se mi avessero detto a inizio anno che avremmo preso tre carpe in tre uscite consecutive non ci avrei scommesso un centesimo e invece eccola lì davanti ai nostri occhi, la terza in tre pomeriggi diversi e tra l'altro in due canali differenti. La liberiamo dall'amo e la rimettiamo rapidamente in acqua. Prima di sera facciamo a tempo a prendere ancora qualche altro carassio e una brema. Una di queste, probabilmente di dimensioni vicine al record, purtroppo si slama dalla canna della Sbriffa, quando ormai era ben visibile a pelo d'acqua a un metro dalla riva.
L'ultimo botto lo da alla canna della Sbriffa un carassio di una trentina di centimetri, ma dalle "spalle larghe". E' più alto che lungo, vedere per credere:


Mentre rientriamo a casa contenti della nostra fruttuosa uscita ci imbattiamo in una coda, creata da una fila incredibile di macchine incolonnate alla rotonda presso l'entrata dell'outlet village di Noventa di Piave. I poveri nevrotici alla guida hanno paura che noi si voglia fare i furbetti. Credono che vogliamo saltare la lunga fila per rubargli un posto e scattano nervosamente chiudendo gli spazi tra loro e l'auto che li precede, mentre l'unica cosa che ci interessa è superare lentamente la colonna per prendere l'uscita verso casa (verso cui non va nessuno) e finire la giornata di relax con un bel bagno caldo. Non possono immaginare che dentro in furghino siamo vestiti in pantaloni da ginnastica, sporchi di fango e che in mezzo a quel casino non ci andremmo per nessun motivo. Ci lasciamo alle spalle la bolgia e ridiamo di quei poveretti tutti isteria e shopping. D'altronde che altro di meglio c'è da fare per riempire le proprie esistenze se non infilarsi in un bordello senza fine in cui solo entrare in macchina è un bel problema e parcheggiarla lo è ancora di più? Meno male che c'è tanta gente che investe il proprio tempo libero così: le sponde dei canali saranno più libere per pescatori e pescadoret...

Come un pescadoret festeggia il proprio compleanno...

07/01/2014: La Sbriffa compie gli anni! E come si festeggia il compleanno di un pescadoret? Si va a cena fuori? Nooo... Si organizza una festa? Macchè! Si carica il furghino e si va a pescare in qualche canale!
Già da qualche anno la Sbriffa ha l'abitudine di chiedere (e grazie al cielo di ottenere) un giorno di ferie per il proprio compleanno. E così, dopo un pranzetto per festeggiare, siamo in viaggio per riprovare ad andare sul Grassaga, più precisamente in quella bella ansa dove il giorno prima c'erano troppi pescatori. In una quarantina di minuti siamo sul posto. Nonostante sia una giornata infrasettimanale c'è comunque un pescatore, che però è defilato ed ha lasciato libera tutta la zona dove avremmo voluto metterci il giorno precedente. Scarichiamo l'attrezzatura e visto l'orario abbastanza tardo ci incamminiamo svelti verso la sponda. Il cielo è grigio piombo, ma non fa freddo. Il prato è stonfo e fangoso. Speriamo non lo sia anche la posta dove andremo a piazzarci. Arriviamo sulla riva, ed è quanto di meglio un pescadoret possa desiderare: l'acqua è di poco più bassa del livello del prato, che è comunque umido ma non fradicio. E' tutto comodissimo, sia per lanciare che per appoggiare le nostre cose. Si può dire che in accessibilità è meglio di un laghetto di pesca sportiva. Ora non rimane che darsi da fare e vedere cosa ci porterà la prima uscita sul Grassaga. Le canne feeder sono presto allestite, io lancio lungo verso il canneto sulla sponda opposta, la Sbriffa sta più al centro. Non passa molto tempo che la Sbriffa allama un pesce! Come in quasi tutte le ultime uscite è lei a scappottare per prima. Si tratta di un carassio, nemmeno tanto piccolo. Presto arriva la replica e ancora un altro pesce, una brema. Io sono sempre a 2/3 di canale, ma non ho nemmeno una mangiata, per cui arrendendomi all'evidenza imposto un lancio più sul primo terzo di acqua. I risultati arrivano anche per me. La canna si scuote di brutto e ferro senza indugiare. Dall'altra parte risponde una serie di pinnate poderose. Non saprei che cosa possa essere, ma quello che è certo è che la mole del pesce non è trascurabile. Un'altra certezza è che il pesce non ha intenzione di farsi tirare a riva, quindi con lo 0.14 sul terminale regolo la frizione sul morbido e assecondo le sue intenzioni. La Sbriffa nel frattempo intuendo la cattura di qualcosa di grossetto ha mollato tutto e aspetta il pesce col guadino in mano. Non so quanto tempo possa essere passato, ma il pesce non s'è fatto ancora vedere, seppure sia più vicino alla riva. Mi sembra siano passati parecchi minuti quando finalmente la verve del fuggitivo si spegne e si inizia a vederne la sagoma all'orizzonte. Un ultimo sforzo e lo faccio scivolare nel guadino, che la Sbriffa alza verso riva. Incredibile, si tratta di una carpa selvatica, la seconda in due giorni! Questa per i nostri standard è anche molto grossa, ed al metro misura 41 cm! E ancora una volta a causa della nostra idiozia non possiamo fotografarla, perché la macchina fotografica è rimasta a casa sul divano... e quando ricapiterà di prenderne un'altra uguale? Non rimane che fare una foto col cellulare e rimettere in acqua la baffona. Prima che la super Sbriffa la rimetta in acqua le do un buffetto sulla testa, sperando di rincontrarla più grande. Rimango un po' stordito dalla emozionante cattura, ci abbracciamo e ridiamo, pensando a come sta andando questo nostro inizio anno di pescadoret. Le emozioni però non sono finite. La Sbriffa aveva dichiarato che come regalo di compleanno avremmo dovuto prendere 10 pesci. Sul risultato di 5 a 4 per lei (nel frattempo sono arrivati altri carassi e breme), con l'oscurità delle 5 di pomeriggio arriva la seconda bella cattura della giornata. La canna della Sbriffa da un bello sgorlone, ma lei è impegnata con la cannetta da spinning. Gliela ferro io e al volo ci scambiamo le canne. "Non sembra grosso" le dico, ma o il pesce m'ha sentito e s'è offeso oppure voleva ingaggiare il combattimento solo con la proprietaria della canna. La frizione cede filo e la canna è bella inarcata, ma la pescatrice sa il fatto suo e recupera imperterrita. Stavolta i ruoli si invertono. Io aspetto col guadino in mano e la Sbriffa porta sotto il pesce che alla fine si arrende. Si tratta di una bremona bella grossa, che misura 39 centimetri, che è il nostro nuovo record per questa specie. E' il decimo pesce, che realizza il regalo di compleanno della Sbriffa, con la ciliegina sulla torta del nuovo record. Ormai sono le cinque e venti e non ci si vede un accidenti. Anche l'altro pescatore sta smobilitando e mentre carichiamo tutto in furghino lo vediamo arrivare. Anche per lui è stata una giornata fruttuosa, con una bella sandra all'attivo. La nostra prima uscita sul canale Grassaga è stata un successo e un ottimo modo per festeggiare gli anni della Sbriffa.